ENERGETICA - UNIONE EUROPEA
Normativa italiana sull’Efficienza Energetica: per l’UE è incompleta.
L’Unione Europea ha evidenziato 35 punti critici del Decreto Legislativo 102/2014 con cui l’Italia
ha recepito la Direttiva Europea 2012/27 in materia di Efficienza Energetica. Tra i punti contestati a cui il Governo dovrà dare risposta entro 60 giorni ci sono: gli audit energetici, i ripartitori e la suddivisione dei costi tra i condomini.
La normativa italiana, secondo la Commissione UE, non fornisce una definizione di audit energetico e non prevede neanche programmi di sensibilizzazione sui benefici degli audit né percorsi formativi per la qualificazione degli auditor per favorire la disponibilità di un numero sufficiente di esperti.
La Commissione Europea ha inoltre sottolineato che nella norma italiana non c’è un sistema che impedisca la doppia contabilizzazione dei risparmi energetici ottenuti nel caso in cui le iniziative di riqualificazione individuali si sovrappongano alle misure politiche, come ad esempio le detrazioni fiscali introdotte con norme ad hoc.
La bocciatura dell’Unione Europea entra anche nel merito dei contatori. Secondo Bruxelles, la norma di recepimento non prevede che i contatori installati conformemente alle Direttive 2009/72/Ce e 2009/73/Ce consentano di avere informazioni sulla fatturazione dettagliate e basate sul consumo effettivo.
Allo stesso modo, sottolinea la Commissione, non è stato recepito l’obbligo secondo cui la ripartizione de i costi relativi alle informazioni sulla fatturazione per il consumo individuale di riscaldamento e raffreddamento nei condomìni e negli edifici polifunzionali è effettuata a titolo gratuito.
Nella norma italiana mancano inoltre i riferimenti alle valutazioni per eliminare gli ostacoli di ordine regolamentare e non regolamentare all’efficienza energetica e alla necessità di agevolare l’istituzione di strumenti finanziari, o il ricorso a quelli esistenti, per misure di miglioramento dell’efficienza energetica volte a massimizzare i vantaggi del finanziamento.
L’Italia ha due mesi per elaborare una risposta sull’argomento. La mancata integrazione delle informazioni richieste dalla Commissione Europea potrebbe far scattare una procedura di infrazione.
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